Bonus agonistico

Una recente ricerca svolta da un gruppo di psicologi australiani ha verificato (nel caso ce ne fosse stato bisogno) che in una competizione il rendimento degli atleti impegnati nelle gare di resistenza è superiore mediamente del 5% rispetto ad un allenamento. Tale aspetto è ovviamente risaputo perché la tensione pre gara, che non deve mai sfociare in ansia, scatena una serie di reazioni fisiche che aumentano l’efficienza degli organi sollecitati dallo sforzo. Quando si affronta una gara, già alcune ore prima si comincia ad avvisare un aumento del battito cardiaco, un leggero aumento della respirazione, un aumento del flusso del sangue ai muscoli, anche se la tensione sollecita le ghiandole sudoripare ed invece di aver caldo si hanno le mani fredde. Queste sono le sensazioni descritte nel meccanismo “attacco e fuga”, perché in Natura sono situazioni che avvengono repentinamente quando un animale caccia e l’altro è costretto a fuggire: per entrambi è vitale dare il massimo. Tutto ciò è causa dell’adrenalina, un ormone che prepara l’organismo a sostenere un impegno fisico e mentale superiore alla norma. Insomma, in gara si esprime il massimo del proprio potenziale ed è per questo che ci sono atleti in grado di rendere in maniera nettamente maggiore in gara rispetto all’allenamento. A me è capitato frequentemente: in allenamento faticavo spesso a stare al passo con corridori di mio pari livello, e poi in gara andavo decisamente più forte. Come mai? In allenamento non riesco quasi mai a trovare le motivazioni psicologiche necessarie per dare fondo alle mie energie, ed anche se mi sembra di essere al limite delle mie possibilità, probabilmente così non è. Inoltre, spesso svolgevo le sedute in momenti non favorevoli della mia giornata, dopo il lavoro e/o lo studio (quando avevo l’obbligo della frequenza per 8 ore). Ma penso che tali situazioni le abbia vissute anche tu, sorpreso da un rendimento in gara superiore alle tue attese. La competizione in effetti garantisce un rendimento superiore, quantificabile dai 3 ai 5 secondi al chilometro. La ricerca australiana ribadisce che non si deve abusare delle competizioni per avere un rendimento più elevato: quanti partecipano frequentemente alle manifestazioni organizzate hanno, infatti, un rendimento inferiore rispetto alla media, e a volte anche nullo. Tale situazione è motivata dai ricercatori con la perdita di determinazione e carica agonistica: i podisti che gareggiano ogni domenica hanno un atteggiamento mentale nullo nei confronti della competizione, e non riescono più ad attivare la risposta ormonale del meccanismo “attacco e fuga”. In essi subentra, infatti, l’adattamento alla competizione e per loro non c’è alcuna differenza tra il competere e l’allenarsi. Gli studiosi hanno identificato il numero di competizioni da correre in un anno, e suggeriscono di non superare le 15 gare. Personalmente ritengo che non si debba prendere parte ad una gara quando si deve svolgere un allenamento, ma questo mio pensiero riguarda i podisti che hanno ambizioni agonistiche finalizzate e precise, dove la gara è l’evento nel quale si esprime il massimo del proprio potenziale. Per un podista amatore è più semplice sostituire un allenamento impegnativo con una competizione, e spesso è una situazione fattibile, purché in gara si rispettino le indicazioni. Per esempio, se si ha in programma di svolgere un corto veloce di 8 chilometri a 4’ al chilometro, non si deve andare in gara e correre a 3’55”. Sembra poca cosa, ma in realtà così non è: il maggior rendimento che si ha in “gara” non è il risultato di un buon rendimento per effetto di una migliore condizione di forma, ma semplicemente per lo stimolo indotto dalla presenza di altri podisti. Quando si ha il numero sul petto è molto difficile non reagire quando si è superati da un altro corridore. Poiché l’amatore trova piacere dalla partecipazione alle manifestazioni podistiche, prendere parte ad una gara come forma di allenamento può essere utile, senza però modificare l’impostazione della preparazione. Secondo me una gara-allenamento deve restare tale, anche nel carico degli allenamenti che la precedono. Dopotutto, la differenza nel rendimento agonistico riguarda la scelta degli obiettivi: devi decidere le gare nelle quali dare il massimo e quelle che invece non hanno alcuna importanza (e per questo posso non essere fatte), altrimenti il meccanismo di “attacco e fuga” non funzionerà più, e indipendentemente dalla parte in cui ti trovi, sarai sempre preda e mai predatore.
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